Riforma del Servizio Sanitario Regionale e liste d’attesa: molte ombre, pochi chiarimenti

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Le associazioni Impegno Comune e Onda Ligure Consumo e Ambiente esprimono forte preoccupazione per diversi aspetti della riforma del Servizio Sanitario Regionale attualmente in discussione, in particolare per quanto riguarda la gestione delle liste d’attesa, il rapporto tra governance regionale e territori e il reale impatto che il nuovo assetto potrà avere sulla vita dei cittadini.

La scorsa settimana le nostre associazioni hanno avuto un incontro con i vertici di ASL 4, in particolare con l’avvocato Bertorello, Direttore Amministrativo, per un confronto sul tema delle liste d’attesa e sugli effetti della riforma in corso.
Un confronto che, purtroppo, non ha fornito risposte chiare e puntuali ai numerosi dubbi da noi sollevati rispetto alla nuova organizzazione del sistema sanitario, al ruolo dei territori e alle reali garanzie di riduzione dei tempi di attesa.

Allo stesso tempo, riteniamo doveroso ringraziare l’avvocato Bertorello e tutto il suo staff per la collaborazione dimostrata negli ultimi anni, collaborazione che ha portato alla definizione del Protocollo di ASL 4 sulla gestione delle liste d’attesa, un modello che è poi diventato punto di riferimento anche per altre ASL liguri. Un lavoro concreto che ha dimostrato come, quando c’è ascolto e volontà, risultati reali siano possibili.

Il rischio concreto è che le liste d’attesa non vengano realmente ridotte, ma semplicemente redistribuite all’interno del sistema regionale, attraverso una gestione centralizzata delle agende e dei flussi. Questo meccanismo rischia di tradursi, nella pratica, in cittadini costretti a spostarsi da un territorio all’altro pur di ottenere una visita o un esame nei tempi previsti, con evidenti difficoltà per le persone anziane, fragili o con limitate possibilità di mobilità.

Una simile impostazione, se non accompagnata da un reale incremento delle prestazioni, del personale e delle risorse disponibili, rischia inoltre di penalizzare i presidi sanitari territoriali, che potrebbero progressivamente perdere centralità e volumi di attività a favore dei grandi poli, alimentando un circolo vizioso di svuotamento dei servizi locali. Il risultato sarebbe un sistema formalmente più “efficiente” nei numeri, ma meno equo e meno vicino ai bisogni reali delle comunità, soprattutto nelle aree periferiche e non metropolitane.

Un ulteriore elemento critico riguarda il ruolo marginale attribuito ai Sindaci e ai territori, relegati a funzioni prevalentemente consultive, senza reali poteri decisionali, in un sistema sempre più accentrato a livello regionale.

I numeri parlano chiaro: Impegno Comune e Onda Ligure Consumo e Ambiente hanno seguito e gestito complessivamente oltre 500 casi di cittadini a cui non sono stati garantiti i tempi previsti dalla legge per visite ed esami nelle ASL liguri. Una mole di segnalazioni che non può essere ignorata e che dimostra come il problema sia strutturale, non episodico.

A conferma della fondatezza delle criticità da noi sollevate, si richiama inoltre la sentenza del Giudice di Pace n. 172/2025, con la quale un’ASL ligure è stata condannata a rimborsare integralmente i costi sostenuti da un cittadino per l’esecuzione di una MOC presso un istituto privato, a seguito dello sforamento dei termini di legge per l’erogazione della prestazione nel servizio pubblico.
Il paziente si era rivolto al privato solo dopo aver formalmente diffidato l’ASL, senza ottenere risposta nei tempi previsti.

La causa, patrocinata dall’avvocato Giulio Muzio e coordinata dallo staff di Onda Ligure Consumo e Ambiente, si è conclusa con una decisione passata in giudicato, che sancisce in modo inequivocabile la responsabilità dell’azienda sanitaria e ribadisce il diritto dei cittadini a ricevere le prestazioni sanitarie nei tempi stabiliti dalla normativa vigente, o, in alternativa, a ottenere il rimborso delle spese sostenute.

Le nostre associazioni continueranno a interloquire con i nuovi referenti del sistema sanitario regionale non appena saranno nominati, mantenendo il consueto spirito collaborativo ma anche la necessaria fermezza, con un unico obiettivo: difendere il diritto alla salute dei cittadini e contribuire concretamente al miglioramento del servizio sanitario pubblico, affinché la riforma non resti un’operazione di riordino sulla carta, ma produca benefici reali e misurabili.